Speciale 67
Caldaie e termostufe a legna e pellet
Alcuni contenuti di questo speciale:
Intervista
Distribuzione del calore, integrazione con altre rinnovabili, controllo remoto e gestione domotica: quando il pellet diventa tecnologia
I generatori di calore a pellet e biomasse hanno visto una diffusione notevole negli ultimi anni, complici gli incentivi e il costo sempre più alto del gas, la tecnologia della stufa si è evoluta fino a produrre sistemi completi per il riscaldamento, che sono a tutti gli effetti un valido sostituto ai generatori tradizionali. Di questa evoluzione, degli sviluppi futuri prevedibili, ma anche dei punti di forza e delle debolezze di una tecnologia ancora tutto sommato giovane, abbiamo parlato con il rappresentate di uno dei gruppi più importanti del settore, in Italia e in Europa: il gruppo MCZ, che conta 5 brand diversi e copre a 360° il mondo delle biomasse solide.
Dott. Giacomello, all’interno di un gruppo come il vostro che quota rappresentano questi sistemi di riscaldamento?
«Il gruppo MCZ nel suo complesso produce circa 65.000 pezzi l’anno, tra stufe, termocamini e caldaie a pellet, legna e gas. Di questi, un buon 25% è rappresentato dai prodotti “idro”, che producono acqua calda per il riscaldamento. Si possono tranquillamente considerare degli impianti completi, che in abbinata con sistemi di accumulo (puffer, bollitori) sono in grado di sostituire in toto gli impianti tradizionali, producendo in molti casi anche acqua calda sanitaria. Essendo prodotti sofisticati, a livello di budget incidono in maniera importante sul fatturato e ad oggi rappresentano circa il 30% del fatturato del gruppo».
Il prezzo del pellet è ancora elevato, se comparato con il prezzo della legna e soprattutto del cippato. Quali sono allora i limiti che riscontrate nella diffusione delle caldaie e termostufe a biomasse diverse dal pellet?
«Il cippato viene scelto soprattutto per alimentare grandi impianti anche a cogenerazione, di taglie superiori a quelle richieste nell’utilizzo domestico, che producono kWh di energia pulita per aziende o in alcuni casi anche per interi quartieri serviti a mezzo di teleriscaldamento. La convenienza diventa ancora più significativa quando la filiera di approvvigionamento del combustibile coinvolge risorse locali, meglio ancora se il combustibile rappresenta uno scarto di lavorazione dell’attività produttiva che lo utilizza. Al contrario, per i piccoli impianti domestici, come quelli prodotti da MCZ, il pellet è ancora preferito rispetto alla legna per la semplicità di stoccaggio del combustibile e di manutenzione e per la grande comodità di utilizzo. La possibilità di programmare accensioni e spegnimenti secondo necessità, la termoregolazione automatica della potenza, la possibilità di servire diverse zone di riscaldamento sono funzionalità equiparabili a quelle offerte dalle tradizionali caldaie a gas e per questo gli utenti dimostrano di preferire il pellet rispetto alla legna».
Tra le diverse tecnologie (generatore a pellet, legna e cippato) qual è quella che produce emissioni in atmosfera minori?
«Il pellet è un combustibile standardizzato, che presenta un basso tenore di umidità e di residuo incombusto ed un’elevata superficie esposta alla fiamma. Il caricamento progressivo del combustibile, il controllo e il dosaggio mirato dell’aria di combustione e la concentrazione di fiamma permettono di ottenere una combustione particolarmente pulita, con emissioni di monossido, composti organici volatili e polveri sottili che risultano di almeno 10 volte inferiori a quelli della biomassa legnosa tradizionale. Gli idrocarburi incombusti, che si generano da combustioni non ottimali e producono effetti nocivi sull’ambiente e la salute umana, nelle emissioni dei prodotti a pellet sono pressoché assenti».
Se tenessimo conto del processo di produzione del combustibile (pellet, legna, ecc.) qual è il prodotto che in tutto il processo (produzione-trasporto-combustione) rispetta maggiormente l’ambiente?
«Il contributo della diffusione degli apparecchi a biomassa (legna, pellet, cippato) sulla riduzione dei livelli di CO2in atmosfera è fondamentale al raggiungimento degli obiettivi imposti dalla Comunità Europea nel comparto dell’energia termica. L’inclusione del consumo domestico nei conteggi, in passato ignorata dalle statistiche, permetterà all’Italia di raggiungere gli obiettivi del 2020 con diversi anni di anticipo.
Nel calcolo di questi benefici, tali per cui la biomassa legnosa è considerata a pieno diritto regina delle termiche rinnovabili, viene ovviamente tenuto in conto anche il ciclo di produzione e trasporto del combustibile. Studi recenti, infatti, hanno calcolato che la percentuale di riduzione delle emissioni di CO2 utilizzando biomassa legnosa in sostituzione al combustibile fossile tradizionale è mediamente superiore al 90%, e può arrivare fino al 98% nel caso in cui la materia prima sia ricavata da residui forestali a filiera corta. A parità di filiera, la legna risulta sempre il prodotto più “sostenibile”, perché non richiede particolari processi di trasformazione. Pellet e cippato la seguono comunque a pari merito, con un gap tra i due non superiore al 2% nella percentuale totale di riduzione delle emissioni. Questo perché la maggiore energia richiesta nella produzione del pellet rispetto al cippato viene in gran parte compensata dalla sua alta densità energetica di trasporto e dall’elevato rendimento di combustione».
Quali sono le tecnologie in fase di sviluppo che secondo lei prenderanno piede nel prossimo futuro?
«In questi anni diverse sono state le novità tecnologiche introdotte nel settore del riscaldamento domestico a pellet. Come MCZ per esempio abbiamo contribuito a questo sviluppo presentando i primi prodotti domestici con un feedback di combustione, che permette di adattare il prodotto alle diverse condizioni di installazione/quantità di combustibile, garantendo il giusto apporto dell’aria comburente in ogni situazione. Difficile prevedere le nuove tecnologie che emergeranno nei prossimi anni. L’attuale tendenza si focalizza sulla gestione della distribuzione del calore in più ambienti, sull’integrazione con altre fonti rinnovabili, sull’utilizzo delle potenzialità offerte dal web, dalle app e dalla gestione domotica dell’abitazione. Altri interessanti ambiti di sviluppo potrebbero essere correlati alla silenziosità di prodotto, alla riduzione dei consumi ausiliari e al funzionamento poli-combustibile con biomassa agricola non legnosa per il mondo delle caldaie».
Tra i quattro principali strumenti di incentivazione (Conto Energia Termico, efficienza energetica - 65%, ristrutturazione edilizia – 50%, certificati bianchi) qual è il più utilizzato? Secondo un suo parere andrebbero rivisti?

Dott. Giacomello, all’interno di un gruppo come il vostro che quota rappresentano questi sistemi di riscaldamento?
«Il gruppo MCZ nel suo complesso produce circa 65.000 pezzi l’anno, tra stufe, termocamini e caldaie a pellet, legna e gas. Di questi, un buon 25% è rappresentato dai prodotti “idro”, che producono acqua calda per il riscaldamento. Si possono tranquillamente considerare degli impianti completi, che in abbinata con sistemi di accumulo (puffer, bollitori) sono in grado di sostituire in toto gli impianti tradizionali, producendo in molti casi anche acqua calda sanitaria. Essendo prodotti sofisticati, a livello di budget incidono in maniera importante sul fatturato e ad oggi rappresentano circa il 30% del fatturato del gruppo».
Il prezzo del pellet è ancora elevato, se comparato con il prezzo della legna e soprattutto del cippato. Quali sono allora i limiti che riscontrate nella diffusione delle caldaie e termostufe a biomasse diverse dal pellet?
«Il cippato viene scelto soprattutto per alimentare grandi impianti anche a cogenerazione, di taglie superiori a quelle richieste nell’utilizzo domestico, che producono kWh di energia pulita per aziende o in alcuni casi anche per interi quartieri serviti a mezzo di teleriscaldamento. La convenienza diventa ancora più significativa quando la filiera di approvvigionamento del combustibile coinvolge risorse locali, meglio ancora se il combustibile rappresenta uno scarto di lavorazione dell’attività produttiva che lo utilizza. Al contrario, per i piccoli impianti domestici, come quelli prodotti da MCZ, il pellet è ancora preferito rispetto alla legna per la semplicità di stoccaggio del combustibile e di manutenzione e per la grande comodità di utilizzo. La possibilità di programmare accensioni e spegnimenti secondo necessità, la termoregolazione automatica della potenza, la possibilità di servire diverse zone di riscaldamento sono funzionalità equiparabili a quelle offerte dalle tradizionali caldaie a gas e per questo gli utenti dimostrano di preferire il pellet rispetto alla legna».
Tra le diverse tecnologie (generatore a pellet, legna e cippato) qual è quella che produce emissioni in atmosfera minori?
«Il pellet è un combustibile standardizzato, che presenta un basso tenore di umidità e di residuo incombusto ed un’elevata superficie esposta alla fiamma. Il caricamento progressivo del combustibile, il controllo e il dosaggio mirato dell’aria di combustione e la concentrazione di fiamma permettono di ottenere una combustione particolarmente pulita, con emissioni di monossido, composti organici volatili e polveri sottili che risultano di almeno 10 volte inferiori a quelli della biomassa legnosa tradizionale. Gli idrocarburi incombusti, che si generano da combustioni non ottimali e producono effetti nocivi sull’ambiente e la salute umana, nelle emissioni dei prodotti a pellet sono pressoché assenti».
Se tenessimo conto del processo di produzione del combustibile (pellet, legna, ecc.) qual è il prodotto che in tutto il processo (produzione-trasporto-combustione) rispetta maggiormente l’ambiente?
«Il contributo della diffusione degli apparecchi a biomassa (legna, pellet, cippato) sulla riduzione dei livelli di CO2in atmosfera è fondamentale al raggiungimento degli obiettivi imposti dalla Comunità Europea nel comparto dell’energia termica. L’inclusione del consumo domestico nei conteggi, in passato ignorata dalle statistiche, permetterà all’Italia di raggiungere gli obiettivi del 2020 con diversi anni di anticipo.
Nel calcolo di questi benefici, tali per cui la biomassa legnosa è considerata a pieno diritto regina delle termiche rinnovabili, viene ovviamente tenuto in conto anche il ciclo di produzione e trasporto del combustibile. Studi recenti, infatti, hanno calcolato che la percentuale di riduzione delle emissioni di CO2 utilizzando biomassa legnosa in sostituzione al combustibile fossile tradizionale è mediamente superiore al 90%, e può arrivare fino al 98% nel caso in cui la materia prima sia ricavata da residui forestali a filiera corta. A parità di filiera, la legna risulta sempre il prodotto più “sostenibile”, perché non richiede particolari processi di trasformazione. Pellet e cippato la seguono comunque a pari merito, con un gap tra i due non superiore al 2% nella percentuale totale di riduzione delle emissioni. Questo perché la maggiore energia richiesta nella produzione del pellet rispetto al cippato viene in gran parte compensata dalla sua alta densità energetica di trasporto e dall’elevato rendimento di combustione».
Quali sono le tecnologie in fase di sviluppo che secondo lei prenderanno piede nel prossimo futuro?
«In questi anni diverse sono state le novità tecnologiche introdotte nel settore del riscaldamento domestico a pellet. Come MCZ per esempio abbiamo contribuito a questo sviluppo presentando i primi prodotti domestici con un feedback di combustione, che permette di adattare il prodotto alle diverse condizioni di installazione/quantità di combustibile, garantendo il giusto apporto dell’aria comburente in ogni situazione. Difficile prevedere le nuove tecnologie che emergeranno nei prossimi anni. L’attuale tendenza si focalizza sulla gestione della distribuzione del calore in più ambienti, sull’integrazione con altre fonti rinnovabili, sull’utilizzo delle potenzialità offerte dal web, dalle app e dalla gestione domotica dell’abitazione. Altri interessanti ambiti di sviluppo potrebbero essere correlati alla silenziosità di prodotto, alla riduzione dei consumi ausiliari e al funzionamento poli-combustibile con biomassa agricola non legnosa per il mondo delle caldaie».
Tra i quattro principali strumenti di incentivazione (Conto Energia Termico, efficienza energetica - 65%, ristrutturazione edilizia – 50%, certificati bianchi) qual è il più utilizzato? Secondo un suo parere andrebbero rivisti?

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