Articolo di Ing. Isacco Simion

Pellet e legna: breve guida alla scelta del combustibile

Termostufe e caldaie a pellet, legna e altre biomasse legnose saranno la tecnologia del futuro? Senza ombra di dubbio si tratta di una tecnologia in largo sviluppo: i prodotti sono sempre più performanti, le innovazioni sono all'ordine del giorno, la gamma di scelta di prodotti è sempre più ampia e l'estetica accontenta ormai tutti i gusti.

Basti pensare che nel 2013, da dati dell'Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL), in Italia erano attivi, tra stufe, caminetti e cucine circa 1,9 milioni di apparecchi a pellet e 7,9 milioni di apparecchi a legna, senza contare 800.000 caldaie a pellet (199.000), legna (596.000) e cippato (1500). Sono state consumate 19,3 milioni di tonnellate di legna, 3,3 milioni di tonnelate di pellet e 4,7 di cippato, riparmiando 9 milioni di tonnellate di petrolio, e ponendo l'Italia tra i più grandi consumatori europei di pellet (l'Italia ha consumato nel 2013 ben il 40% del pellet utilizzato in Europa).

La previsione per il 2014 punta al raggiungimento di 9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio: ben oltre l'obiettivo fissato dal Piano d'Azione Nazionale per le rinnovabili per il 2020 (5,185 Mtep da fonti rinnovabili a biomassa solida).

Vediamo nel dettaglio quanto costano i diversi combustibili a biomassa legnosa e quanto differiscono dai combustibili più comuni. Soprattutto per la legna, è però necessario fare delle premesse.

Il potere calorifico del legno è in genere fornito come potere calorifico superiore, cioè come potere calorifico del legno completamente secco, il che è difficile se non impossibile riscontrare.

Tabella 1 - potere calorifico dei diversi tipi di legna

La condizione reale deve infatti tener conto dell'umidità relativa del legno, che determina il suo potere calorifico inferiore. In funzione dell'umidità relativa si può considerare in via approssimativa una riduzione del potere calorifico superiore di una percentuale che va dall' 11% per U.R. del 10% al 68% per U.R. del 60%. Si deve anche tener conto che il legno umido ha una densità apparente molto più alta dello stesso materiale anidro (pesa molto di più).

Tabella 2 - Riduzione del potere calorifico della legna in funzione del grado di umidità relativa del legno


Anche il pellet non è tutto uguale: la sua qualità dipende dell'umidità residua che, come per la legna, determina il potere calorifico inferiore, e dal grado di compattezza dei “grani” (residui di pellet sbriciolato sono indice di scarsa qualità).

Ma allora come si sceglie il pellet di buona qualità? Esiste una certificazione di qualità, la certificazione Enplus, basata sulla norma EN 14961-2/2011 che, normando tutta la catena produttiva dalla produzione della materia prima, alla consegna al consumatore finale, individua tre classi di qualità:

  • Classe A1, che corrisponde alla qualità più pregiata, con residuo di ceneri inferiore allo 0,7%;
  • Classe A2, con residuo di ceneri inferiore all'1,5%;
  • Classe B, che corrisponde alla qualità meno pregiata destinata a grandi impianti, con residuo di ceneri inferiore al 3%.

Per quanto riguarda la convenienza economica all'uso di un combustibile a biomassa legnosa, rispetto ai più comuni, si può far riferimento ai dati forniti dall'AIEL e aggiornati periodicamente, che tengono conto del potere calorifico inferiore e di un rendimento medio delle caldaie, per giungere ad un costo unitario per MWh per ogni combustibile.

AIEL - confronto potere calorifico pellet, legna e altri combustibili


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